"Nel giro di vent'anni sarete più dispiaciuti per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi lanciatevi, abbiate il coraggio di levare l'ancora e avventurarvi oltre il porto sicuro. Lasciatevi guidare dal vento ed esplorate nuovi lidi" Mark Twain

4/06/2009

perdita della radici cultura e lingua italiana

in varie situazioni qui a los angeles ho avuto modo di conoscere diverse persone italoamericane nate negli stati uniti con uno o anche entrambi i genitori italiani.

parlando dell italia e di quello che sapevano loro della cultura italiana e' emerso che ne sapevo ben poco e i genitori non gli avevavo insegnanto a parlare un italiano decente. erano dispiaciuti di questo perche oggi giorno fa effetto dire di esser anche italo-americani dimostrarlo conoscendo la lingua e la cultura del belpaese.

una spiegazione per le persone nate qua molti anni fa sta in una generale usanza dove si voleva evitare che i figli venissimo discriminati perche immigranti da un altro paese e per cui diversi genitori di varie nazionalita non insegnavano la loro lingua d'origine.
per quelle nate 30 o massimo 40 anni fa mi e' dispiaciuto vedere come non ci sia stata la volonta da parte dei genitori di mantenere le tradizioni italiane e neanche la conoscenza della lingua.

5 commenti:

tizi ha detto...

Era da un po` che non venivo a trovarti...
beh che dire peccato per loro !!!
io ho sempre pensato che non si debbano mai dimenticare le proprie radici e che mettere radici da un `altra parte portandosi dietro di se il proprio bagaglio culturale ,non fa altro che migliorare se stessi e ad essere piu` tolleranti.
Buona Pasqua !anche se credo che in LA passi un po` inosservata

Jaio ha detto...

Credo che sia una piaga generale. Si incomincia già in Italia quando i genitori si mettono a parlar italiano invece del friulano o il sardo o il piemontese, ecc. per non mostrar che si viene dalla campagna. Poi magari, per la pensione o prima, se si puó, si torna in campagna o in montagna:-)

Moky ha detto...

Caro Pluto, anche i miei figli non parlano italiano. Non e' piu' per paura di essere discriminati. E' perche' comunque onestamente parlando, a parte i miei genitori, loro nonni, che legame hanno con l'Italia? Sicuramente non ci vivranno mai, se saranno fortunati la visiteranno e quelle 4 parole che sanno dire e capire, saranno probabilmente sufficenti. La loro identita' e' di americani di origine italiana, sono fieri di avere il dangue al 100% italiano... ma cosa significa per loro? Non credo che leggeranno mai giornali in italiano, ne' guarderanno la tv italiana...
Mi rendo conto che probabilmente non lavoreranno mai per l'ONU... ma sinceramente la loro vita e' qui (tanto e' vero che. get this,c'erano un paio di opportunita' per J di essere trasferito ad Aviano [che sai e' vicinissimo a Budoja, il paese di mio nonno] per 3 anni e quando l'abbiamo detto ai bambini, il grande a momenti piangeva... le altre 2 sono rimaste senza parole e nemmeno con l'idea di mangiare il gelato tutti i giorni siamo riusciti a convincerli ad accettare l'idea...)

Scusa se mi sono dilungata, ma sono stata "sgridata" da alcuni amici in Italia perche' non ho parlato in italiano con i bambini e, dopo averci pensato tanto, la mia risposta e' che, a parte l'idea di viaggiare in Italia e riuscire a non essere fregati al mercatino oppure ad ordinare la portata giusta al ristorante, conoscere l'italiano non gli servira' a tanto.

Pluto ha detto...

tizi: bentornata, anche per me le radici non si devono mai perder.

Jaio: e' una piaga se i genitori lo permettono.

Moky:non sapevo che i tuoi figli non parlassero l italiano. sentirsi fieri di aver il sangue al 50% italiano e non saper parlare l italiano mi sembra un controsenso. comunque sono scelte personali che ogni genitore fa per decidere se tramandare ai figli la propria storia, cultura e lingua.

Moky ha detto...

Pluto, dal punto di vista puramente genetico, i miei figli sono fieri di essere al 100% italiani, in quanto tutti i 4 nonni di mio marito emigrarono dall'Italia, ma ai miei suoceri non fu mai insegato l'italiano, anche perche' i loro genitori probabilmente non lo parlavano (solo dialetto napoletano e sicilaino, da quello che ho capito) e gli immigranti italiani che non parlavano inglese erano discriminati in un modo che forse parra' strano al giorno d'oggi (soprattutto confrontandoli con gli immigranti dell'Irlanda, che arrivarono in America piu' o meno nello stesso tempo, ma siccome parlavano inglese, riuscirono ad avere lavori meno umili degli italiani, ecco perche' ad esempio a NY c'e' una lunchissima tradizione di poliziotti e pompieri di origine irlandesi).

Parlando di quello che avviene oggi, a differenza degli italiani che emigrano qui con famiglia o da soli e che quindi hanno il bisogno anzi la necessita' di mantenere questo rapporto con l'Italia ben forte (quindi cercano altri italiani etc), la mia vita e' ormai da 15 anni completamente americana, un po'
per scelta e un po' per necessita'.
Tanto per chiudere l'argomento, un cugino di J, madre italo-americana, padre italiano (emigrato) mi ha detto un po' di tempo fa: "se dovesse mai esserci una guerra tra America e Italia, io sono americano e non avrei problemi a combattere contro gli italiani".
Non saprei come spiegartelo meglio. Il sapere che la mia vita e quella dei miei figli e' qui ormai "for good" (a parte il sogno di un domani alternare 6 mesi in Italia e 6 mesi negli US), da' un senso di chiusura alla situazione e permea di certezza l'esigenza per la mia famiglia di riconoscere le proprie radici come provenienti dall'Italia, ma ormai "ripiantate" qui. Questo non toglie che, pur non parlando la lingua in modo fluente, uno non possa essere "fiero" delle proprie radici.